Tra Campidoglio e Via Veneto, la capitale si è trasformata per due giorni nella culla vivente della sartoria italiana, onorando l’eccellenza, la memoria e il futuro del Made in Italy.

Era nell’aria, tra le pieghe dei tessuti e il profumo della lana pettinata, che qualcosa di importante stava per accadere. E il 27 giugno, a Roma, quell’attesa si è fatta concretezza. Con Stile Sartoriale 2025, l’Accademia Nazionale dei Sartori ha festeggiato 450 anni di storia. Una ricorrenza che, più che un traguardo, ha il sapore del punto di partenza: per la memoria di un’arte antica e per le mani giovani che la faranno vivere ancora.

Fondata a Roma nel 1575, l’Accademia è la più antica istituzione sartoriale attiva d’Europa. E per celebrare questo anniversario, ha scelto una cornice degna della sua storia. Due giorni di eventi – il 27 e 28 giugno – tra il Campidoglio e via Veneto, che hanno visto convergere artigiani, istituzioni, studenti e amanti della bellezza. Un racconto cucito con ago e filo, punto dopo punto, tra convegni, sfilate e premi.

La voce dei maestri al Campidoglio

La manifestazione si è aperta nella maestosa Sala Protomoteca del Campidoglio. Non solo luogo simbolico, ma anche sede di un dialogo necessario sul futuro della sartoria italiana. Il convegno, intitolato “Il valore della formazione per la continuità della sartoria italiana”, ha dato voce a personaggi autorevoli.

I saluti iniziali sono stati affidati ad Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda del Comune di Roma, a Gaetano Aloisio, Presidente dell’Accademia Nazionale dei Sartori, e a Marco Granelli, Presidente di Confartigianato Imprese. È iniziato così un dibattito intenso ma concreto e costruttivo.

Sono intervenuti Roberta Angelilli, Vicepresidente della Regione Lazio, e Massimiliano Maselli, Assessore all’inclusione sociale e ai servizi alla persona. Pierluigi Bartolomei, Delegato del MIMIT e Presidente del Comitato Tecnico della Fondazione Made in Italy, ha sottolineato il legame inscindibile tra artigianato e identità nazionale. Alberto Cavalli, Direttore Generale della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, ha messo in evidenza l’urgenza di tramandare la conoscenza. Giovanni Boccia, di Confartigianato Scuola di Sistema, ha rimarcato il ruolo della formazione, mentre Enrico Quintavalle, dell’Ufficio Studi di Confartigianato, ha portato dati precisi. Si parla di oltre 80.000 imprese attive nel settore moda in Italia. Numeri che parlano, ma che trovano sostanza nei volti e nei gesti di chi lavora con ago e forbici, ogni giorno.

Gli allievi dell’Accademia: un futuro già in passerella

A convegno terminato, la Sala Protomoteca si è trasformata in uno showroom di emozioni. In esposizione, i capi realizzati dagli studenti della scuola triennale dell’Accademia, supportata da Vitale Barberis Canonico. C’erano tagli netti, cuciture precise, stoffe che raccontano storie.

Quei vestiti, esposti con orgoglio, non erano semplici esercizi accademici. Erano dichiarazioni d’intenti. I giovani sarti hanno dimostrato che la tradizione non è nostalgia, ma materia viva. Hanno mescolato tecniche antiche con linee moderne, rievocato la classicità rivestendola di nuovi significati. E lo hanno fatto a Roma, città che da sempre abbraccia passato e futuro nello stesso sguardo.

Via Veneto e la notte dell’Eterna Eleganza

Il 28 giugno, l’atmosfera è cambiata. Non la solennità, ma il ritmo. Le luci si sono abbassate e la scena si è spostata in Via Veneto, cuore pulsante di quella Dolce Vita che il mondo ancora ci invidia. Sotto un cielo estivo e davanti a circa 500 invitati, ha preso vita la sfilata “Eterna Eleganza”. Non un semplice show, ma un rito collettivo.

Ad aprire la passerella, ancora una volta, i giovani. Gli studenti dell’Accademia hanno portato in scena abiti costruiti con pazienza e passione. La loro cifra? Un equilibrio raro tra fedeltà alle radici e audacia progettuale. Ogni capo raccontava un’idea, una visione.

A seguire, le creazioni dei finalisti del concorso “Forbici d’Oro” 2025, uno dei riconoscimenti più ambiti per i professionisti del settore. Un’occasione per ammirare il talento puro, espresso in cuciture invisibili, orli perfetti, scelte materiche coraggiose. Il premio è andato a Lorenzo Macchiaroli, finalista per la Regione Lazio, che ha conquistato la giuria con la sua interpretazione sofisticata della sartoria maschile.

Ma la passerella non si è fermata lì. Il pubblico ha assistito a un crescendo emotivo con i capi dei 40 sarti accademici selezionati. Figure storiche dell’Accademia, maestri indiscussi, custodi di tecniche che si tramandano da generazioni. I loro abiti non hanno bisogno di spiegazioni: basta guardarli per sentirne il peso, la storia, l’onore.

Riconoscere l’eccellenza, coltivare il talento

La serata, già ricca e coinvolgente, è giunta alla conclusione con l’assegnazione di premi riguardanti due concorsi paralleli a Forbici d’Oro. Il “Gesso d’Oro” per le migliori capacità di stilismo e drappeggio è stato assegnato a Giovanni Andrea Palmiotto, finalista del Piemonte. Mentre il “Ditale d’Oro”, per l’abito meglio cucito, è andato a Vanit Tohsanguanpun, finalista per la Toscana.

Tre nomi, tre storie diverse, ma unite da una sola parola: eccellenza. I riconoscimenti non sono solo medaglie, ma strumenti per accendere nuove traiettorie. E soprattutto, sono un segnale chiaro: la sartoria non è una disciplina in via d’estinzione, ma una fucina viva, con radici profonde e rami che si allungano verso il futuro.

Un futuro da difendere, un patrimonio da tramandare

Tra le sedie pieghevoli di Via Veneto e i marmi solenni del Campidoglio, ciò che Stile Sartoriale 2025 ha messo in scena è qualcosa che va oltre il calendario degli eventi. È stato un appello. A non dimenticare. A sostenere la formazione. A considerare il lavoro manuale come una forma di intelligenza, di bellezza, di libertà.

Lo ha ricordato con forza Gaetano Aloisio, Presidente dell’Accademia, durante il convegno: il Made in Italy non è un marchio da stampare, ma una cultura da respirare. E per farlo servono mani che sanno fare, menti che sanno innovare e istituzioni che sanno ascoltare.

Roma, capitale della bellezza che resta

Quando le luci si sono spente, e l’ultimo applauso ha chiuso la sfilata, qualcosa è rimasto sospeso nell’aria. Non solo il profumo dei tessuti, ma una promessa. Che la sartoria italiana continuerà a raccontare storie, una cucitura alla volta.

In un mondo sempre in corsa con produzioni in massa e privo di memoria, Stile Sartoriale 2025 ha ricordato che è importante lasciare spazio a tutto ciò che viene realizzato con la giusta lentezza, attenzione ai dettagli e passione. E che Roma, eterna e generosa, sa sempre dove custodire ciò che vale.

Con il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, della Regione Lazio, di Confartigianato Moda, CNA Federmoda, Eccellenza Italiana e con il sostegno di Confartigianato Roma e dell’Associazione Via Veneto, questa edizione è destinata a rimanere nella memoria. Non solo come evento, ma come simbolo.

Perché un abito ben fatto non si limita a vestire il corpo. Avvolge anche la storia, l’identità, l’anima.

A cura di Barbara Guarini

Editore Roma Exclusive