La 57ª edizione di Vinitaly non è stata solo una fiera: ma la dichiarazione di un primato. Verona si è trasformata, ancora una volta, nell’epicentro del vino italiano e internazionale, dove il presente del settore incontra con decisione il futuro. Qui non si celebra semplicemente la viticoltura: si disegnano nuove rotte commerciali, si anticipano i gusti dei consumatori e si sperimentano le prossime rivoluzioni del calice.
Un Vinitaly che sfida i dazi (e li vince)
Era iniziata con una nube all’orizzonte, quella del temuto 20% di dazi USA annunciati da Trump. Ma Vinitaly 2025 si è chiusa con un sospiro di sollievo: sospensione delle tariffe per 90 giorni e un clima che, da teso, è diventato entusiasta. In mezzo, una kermesse carica di incontri politici, dichiarazioni provocatorie, task force governative e un incessante vociare tra stand, calici e trattative.
Risultato? Una fiera che ha saputo restare saldamente orientata al business, senza perdere il suo carattere di grande evento all’italiana. Lo conferma l’unanimità quasi assoluta dei produttori: ottimi contatti, buyer internazionali di qualità e un ritorno concreto sugli investimenti.
La 57esima edizione di Vinitaly si è chiusa con un bilancio più che positivo, nonostante l’incertezza iniziale legata alla minaccia dei dazi statunitensi. L’evento, partito sotto il segno di un potenziale +20% sulle esportazioni italiane verso gli USA, si è concluso con la sospensione delle tariffe per 90 giorni. Nel mezzo: confronti politici, trattative diplomatiche, nuove tendenze, polemiche accese e un forte slancio verso il futuro del settore. Un’edizione densa, movimentata e decisamente ricca di notizie.

Una fiera a misura di business
Dal punto di vista commerciale, Vinitaly 2025 ha messo tutti d’accordo: è stata un’edizione fortemente orientata al business. Se da un lato si è registrata una lieve flessione nel numero di wine lovers, dall’altro l’affluenza di operatori del settore è cresciuta sensibilmente. Un segnale che conferma l’identità sempre più professionale della fiera, dove gli incontri sono diventati vere e proprie occasioni di contrattazione e networking globale.
Le aziende partecipanti hanno riscontrato un interesse concreto e qualificato da parte di buyer provenienti da tutto il mondo, con particolare attenzione per il vino di slta qualità. Anche in un momento storico complesso, l’ottimismo è stato il filo conduttore: la presenza massiccia di professionisti e la voglia di rinnovarsi hanno dato linfa a un comparto che continua a guardare con fiducia ai mercati internazionali.
La durata della manifestazione ha generato qualche riflessione: se i primi giorni sono stati molto intensi, la giornata conclusiva ha perso di centralità. Questo ha aperto un dibattito sull’opportunità di rivedere il calendario per concentrarsi sui momenti di reale business.

Vinitaly batte ProWein e Wine Paris
Nel confronto con le altre grandi fiere europee del vino, Vinitaly esce rafforzato. Considerata la manifestazione più accogliente e dinamica, è riuscita a ritagliarsi uno spazio unico, in cui il lifestyle italiano si coniuga con la concretezza degli affari. A differenza di Wine Paris, ancora troppo francocentrica, e di ProWein, percepita come eccessivamente tecnica, l’appuntamento veronese è diventato il punto d’incontro privilegiato per discutere accordi reali.
Un’unica nota dolente è stata la scarsa presenza della ristorazione. Chef, maître e imprenditori del food & beverage sono stati meno visibili rispetto al passato, forse anche a causa di normative più restrittive che hanno limitato la partecipazione. Tuttavia, si è registrato un rinnovato interesse da parte delle nuove generazioni di operatori, confermando un cambio di passo nel profilo del visitatore.
Nonostante le irresistibili sirene delle fiere internazionali, Vinitaly continua a essere riconosciuto come la “casa del vino italiano”. Un evento che va oltre la semplice vetrina commerciale, diventando un appuntamento imperdibile dove l’autenticità e la passione per il vino italiano si incontrano. Qui, ogni bottiglia racconta una storia, e ogni calice si trasforma in un’occasione di connessione unica. In un mondo sempre più digitalizzato, è proprio il contatto umano, il dialogo diretto tra produttori, esperti e appassionati, a fare la differenza, creando un’esperienza che va oltre il business e tocca il cuore della tradizione vitivinicola.

Nuovi trend, turismo e vini del futuro
Oltre al business e al confronto politico, Vinitaly 2025 ha portato alla luce le nuove tendenze del mercato del vino. Dai vini dealcolati e low-alcol a quelli in lattina o alla spina, fino ai Piwi (i vitigni resistenti), la fiera si è trasformata in un laboratorio per osservare i gusti delle nuove generazioni e rispondere a un mercato in evoluzione. Le novità hanno attirato grande curiosità, specialmente tra gli operatori internazionali in cerca di soluzioni innovative e sostenibili.
Tra gli stand più visitati, quelli che proponevano orange wine, rifermentati e tipologie ancestrali. L’interesse c’è stato, anche se per la piena affermazione di queste tipologie sarà fondamentale un lavoro di comunicazione più strutturato e continuo nel tempo.
Una delle vere novità è stato il debutto del salone dedicato all’enoturismo, Vinitaly Tourism, che ha creato occasioni concrete di incontro tra cantine e operatori turistici. L’iniziativa ha segnato un cambio di passo, rilanciando il turismo del vino come asset strategico in grado di competere con le mete enogastronomiche più avanzate a livello internazionale.
In parallelo, ha fatto il suo esordio anche la collettiva Raw Wine, spazio dedicato ai vini naturali, che ha permesso a piccoli produttori artigianali di affacciarsi per la prima volta a un pubblico internazionale. Mentre un nuovo segmento trovava spazio, altri hanno invece dovuto lasciare la fiera: è il caso di Vivite, la collettiva che negli scorsi anni riuniva i produttori bio e biodinamici, quest’anno rimasta fuori dai padiglioni ufficiali.

Brindisi da Oscar al Vinitaly: il Prosecco veneto torna protagonista alla Mostra del Cinema di Venezia
Alla 57ª edizione di Vinitaly è stata presentata l’etichetta ufficiale che accompagnerà il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg alla prossima Mostra del Cinema di Venezia. Per il secondo anno consecutivo, questa bollicina sarà l’unica protagonista dei brindisi con le star del cinema internazionale, consolidando il legame tra il festival e le eccellenze venete.
L’innovativa etichetta è composta da simboli iconici., è stata presentata dal presidente Zaia insieme all’assessore regionale alla cultura, Cristiano Corazzari. Con loro la presenza fondamentale del Consorzio di Tutela del Conegliano Vadobbiadene rappresentato dal presidente Franco Adami.
Tra i simboli presenti sulla nuova etichetta ci sono: una gondola che appare in primo piano mentre si nota lo skyline veneziano che fa da sfondo. Un omaggio al Veneto contraddistinto da una scelta cromatica che richiama l’oro, il blu della laguna e il rosso del celebre tappeto. Il progetto nasce con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio enologico della regione e di raccontare, anche attraverso il cinema, la bellezza delle colline venete, patrimonio dell’Umanità.
L’iniziativa rappresenta un’importante conquista per il comparto vinicolo locale, pronto a sfidare le etichette internazionali.

Verona resta la capitale del vino
Vinitaly 2025 si conferma come l’evento irrinunciabile per il vino italiano, capace di attrarre attenzione internazionale, costruire relazioni solide e anticipare i trend. Un’edizione che ha saputo trasformare le minacce (i dazi USA) in opportunità e ha aperto le porte a un’idea di vino sempre più globale, sostenibile e in sintonia con i nuovi consumatori.
Prossima tappa? Vinitaly 2026. E a giudicare da come è andata quest’anno, l’attesa è già cominciata.
A cura di Barbara Guarini









