Torna lo spirito delle grandi spedizioni con una competizione globale che unisce adrenalina, ingegno e conservazione ambientale. Al centro della scena… la nuova Defender 110 Trophy Edition: un omaggio al passato, costruita per il futuro.
C’è un sottile “fil rouge”, color della sabbia e del fango, che collega il 1948 al 2026. È il filo dell’esplorazione, di quella voglia inarrestabile di vedere cosa c’è oltre l’orizzonte, dove l’asfalto finisce e inizia la natura selvaggia. Defender ha deciso di riannodare questo filo con forza, lanciando una sfida che ha il sapore delle epiche traversate del passato ma con una coscienza moderna: il Defender Trophy. Non si tratta di una semplice operazione di marketing, né di un raduno per pochi collezionisti. Siamo di fronte al ritorno della competizione d’avventura dura e pura, quella che richiede non solo cavalli motore, ma cuore, muscoli e cervello. Con le iscrizioni aperte fino al 10 marzo 2026, la caccia ai nuovi eroi dell’off-road è ufficialmente iniziata.
Il format annunciato è ambizioso. Coinvolgendo oltre 50 Paesi, il Defender Trophy è strutturato come un vero e proprio torneo a eliminazione. Si parte dalle selezioni regionali (per noi italiani le finali europee si terranno all’inizio del 2026) per arrivare all’evento clou: la finale mondiale in Africa, prevista per l’autunno del 2026. L’Africa non è una scelta casuale. È il teatro naturale delle sfide più iconiche del marchio ed è la casa di Tusk, l’organizzazione partner di Defender da oltre vent’anni per la tutela della fauna e degli ecosistemi. Il motto dell’evento, “Epic Adventure, Greater Purpose”, sottolinea proprio questo dualismo: la competizione non è fine a se stessa. I vincitori non parteciperanno a una missione operativa di conservazione sul campo insieme a Tusk, lasciando un segno tangibile nei luoghi attraversati.

Per affrontare terreni che il comunicato definisce impossibili, serve un mezzo all’altezza. La risposta di Solihull è la nuova Defender 110 Trophy Edition. Questa serie speciale è offerta in due colorazioni che faranno battere il cuore ai puristi: il Deep Sandglow Yellow, una rivisitazione moderna del giallo sabbia che ha colorato le spedizioni storiche, e il Keswick Green, che evoca l’esplorazione rurale britannica. Ma l’estetica è solo l’anticamera dell’eccellenza. La dotazione di serie include cerchi in lega da 20″ Gloss Black con pneumatici All-Terrain, piastre di protezione anteriori e posteriori e passaruota rinforzati. Per chi vuole spingersi oltre, il catalogo accessori offre tutto il necessario per una spedizione transcontinentale: dal portapacchi Expedition Roof Rack alla scala retrattile, fino alla presa d’aria rialzata (snorkel) per filtrare la polvere delle piste africane. Gli interni riflettono lo stesso spirito: sedili in pelle Ebony Windsor che coniugano lusso e resistenza, e dettagli unici come la Cross Car Beam (la traversa della plancia) in tinta con la carrozzeria e incisa al laser. Il prezzo per mettersi in garage questo pezzo di storia contemporanea? In Italia si parte da 104.600 Euro.
Chi siederà al volante? Defender non cerca piloti professionisti, ma persone comuni con uno spirito straordinario. I requisiti per candidarsi sono precisi: avere più di 23 anni, patente valida, un inglese fluente e… saper nuotare per almeno 50 metri. Un dettaglio, quest’ultimo, che suggerisce come l’acqua e i guadi saranno parte integrante della sfida.
La finale africana metterà alla prova i concorrenti su tre fronti distinti, in un mix che ricorda i leggendari eventi “Camel Trophy” o “G4 Challenge”:
- Driving Challenges: Non solo velocità, ma tecnica. I team dovranno superare pendenze rocciose, dislivelli nascosti e percorsi di navigazione complessa.
- Ingenuity Challenges: Qui l’innovazione è chiave. I partecipanti dovranno risolvere problemi tattici sotto pressione, dimostrando di saper “pensare rapidamente” e mantenere la calma quando l’imprevisto colpisce.
- Physical Challenges: La forza bruta e la resistenza saranno testate mentre le squadre attraverseranno canyon e guaderanno fiumi, spesso dovendo recuperare i veicoli o spostare attrezzature pesanti.

Un aspetto affascinante del regolamento riguarda la formazione delle squadre: i concorrenti verranno valutati individualmente ma gareggeranno in coppia. La dinamica prevede che, prima di ogni tappa, chi ha il punteggio più basso possa scegliere il proprio compagno, aggiungendo uno strato di strategia psicologica alla gara. Mark Cameron, Managing Director di Defender, ha sintetizzato perfettamente l’essenza dell’iniziativa: “Se sei pronto ad affrontare l’impossibile e condividi il nostro spirito d’avventura inarrestabile, questa è la sfida per te”.
Tuttavia, anche per chi non riuscirà a staccare un biglietto per l’Africa, Defender ha creato un modo per partecipare allo spirito dell’evento. La Collezione Defender Trophy propone l’equipaggiamento ufficiale che verrà utilizzato dai finalisti: abbigliamento tecnico ibrido, zaini resistenti all’acqua, borracce YETI e persino una tenda tecnica leggera. Un tocco di classe (e di cuore) è rappresentato dai peluche a forma di rinoceronte e leone: per ogni vendita, una parte del ricavato andrà direttamente a sostenere i progetti di Tusk. In un mondo automobilistico sempre più asettico ed elettrificato, il Defender Trophy rappresenta un ritorno alla fisicità, alla polvere e all’avventura tangibile. Questo importante evento è una dimostrazione che, anche nel 2026, c’è ancora spazio per l’esplorazione e per chi ha il coraggio di abbracciare l’impossibile.
L’appuntamento è fissato: l’Africa attende, e la nuova Defender 110 Trophy Edition è pronta a ruggire. E voi?
Articolo a cura di Fabio Tocco
Editore Roma Exclusive









