Ai Musei Capitolini l’alta gioielleria entra in dialogo diretto con l’antichità classica. Cartier e il Mito, in corso fino al 15 marzo 2026, è una mostra che mette a confronto alcune delle creazioni più iconiche della Maison Cartier con le sculture greco-romane custodite a Palazzo Nuovo, segnando la prima esposizione temporanea ospitata in questo edificio storico del Campidoglio.

Non un semplice accostamento estetico, ma un progetto curatoriale che indaga il modo in cui l’immaginario dell’antichità, fatto di divinità, proporzioni ideali e simboli cosmici, abbia attraversato oltre un secolo e mezzo di creazione orafa, trasformandosi senza mai perdere la propria forza evocativa.
Curata da Bianca Cappello e Stéphane Verger, insieme al Sovrintendente Capitolino Claudio Parisi Presicce, la mostra esplora il rapporto profondo tra Cartier e il repertorio classico greco-romano. Dalla metà dell’Ottocento a oggi, la Maison ha reinterpretato l’antico come un linguaggio vivo: non citazione letterale, ma sistema di forme, equilibri e significati.
Le creazioni esposte, in gran parte provenienti dalla Cartier Collection, dialogano con i marmi antichi della collezione Albani e con preziosi reperti archeologici, dando vita a un incontro tra passato e presente. Afrodite, Apollo, Dioniso, Eracle: le divinità di Palazzo Nuovo trovano una nuova eco nelle gemme, nelle incisioni e nelle pietre dure che incarnano i loro attributi simbolici.

La mostra dedica un’attenzione particolare al legame tra Cartier e l’Italia, e in modo speciale a Roma, luogo in cui l’antico è stato per secoli oggetto di studio, collezione e reinterpretazione. Dal Neoclassicismo ottocentesco ai revival storicisti, dai gioielli ispirati ai modelli archeologici fino alle rielaborazioni più libere del Novecento, il percorso ricostruisce come il mito classico sia stato continuamente riscritto.
Un focus significativo è riservato alla trasformazione del linguaggio Cartier nella prima metà del XX secolo, quando l’antichità cessa di essere un riferimento formale rigido e diventa suggestione, spirito e atmosfera. Il gioiello non imita più la statua: ne assorbe il senso.

L’esperienza espositiva è amplificata da un allestimento fortemente scenografico, progettato da Sylvain Roca con il contributo creativo di Dante Ferretti. La spettacolare scalinata introduttiva accompagna il visitatore in una dimensione sospesa, dove mito, cinema e memoria visiva si intrecciano.
Installazioni audiovisive e interventi olfattivi, curati da Mathilde Laurent, profumiera della Maison Cartier, completano il percorso, trasformando la visita in un’esperienza immersiva che va oltre la contemplazione dell’oggetto.

In Cartier e il Mito il gioiello emerge come forma di pensiero prima ancora che come ornamento. Come nell’idea greca di kosmos, esso diventa rappresentazione in miniatura dell’universo: terra, mare, cielo e fuoco si condensano nelle gemme, lavorate dagli artigiani Cartier con la stessa sapienza attribuita a Efesto, dio fabbro degli dèi.
Laura Astrologo Porché
@journaldesbijoux
Fabio Tocco
Editore Roma Exclusive









