Roma dice addio a Valentino Garavani: camera ardente il 21 e 22 gennaio, funerali il 23 nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri.
Ci sono figure che non appartengono solo a un settore, ma a un’epoca. Valentino Garavani era questo: un nome capace di evocare, in due sillabe, l’idea stessa di eleganza. Oggi quel mondo si ferma un attimo, come quando si chiude una porta con delicatezza per non fare rumore. È morto a 93 anni a Roma, nella sua casa, e la città che amava si prepara a salutarlo come si saluta un simbolo.

Il rosso, Roma e l’ossessione per la perfezione
Valentino non ha mai disegnato “solo” abiti. Ha costruito un vocabolario visivo: linee pulite, proporzioni studiate, dettagli che sembrano semplici finché non provi a rifarli. E poi quel rosso, diventato firma e leggenda, un colore che non chiede permesso e non ha bisogno di spiegazioni. Attorno a lui orbitava un’idea precisa di bellezza: composta, teatrale quanto basta, sempre controllata.

Roma, in questa storia, non è un fondale. È un punto di gravità. Tra piazza di Spagna e via Condotti, tra palazzi con portoni silenziosi e cortili nascosti, la sua moda ha preso forma come un rituale. Anche quando il sistema è cambiato, quando le proprietà si sono spostate e le stagioni hanno accelerato, la mitologia di Valentino è rimasta lì: in atelier, negli archivi, nei saluti misurati, nelle clienti che cercavano qualcosa di più di un vestito.

Addio Valentino: il messaggio di Sophia Loren commuove il mondo e riaccende la leggenda del couturier amato da Hollywood
“Mio caro Valentino…”. Bastano poche parole, intime e misurate, per far capire che non è un semplice saluto pubblico. È una lettera d’affetto, quasi sussurrata, quella con cui Sophia Loren ha ricordato Valentino Garavani dopo la sua scomparsa. Un addio pieno di gratitudine, dove la diva parla dell’uomo prima ancora che dell’artista: gentile, presente, capace di umanità. Nel suo messaggio, Sophia Loren ripercorre un legame fatto di stima sincera e momenti condivisi, poi stringe idealmente in un abbraccio Giancarlo Giammetti e la famiglia, come si fa quando il dolore non è distante, ma vicino.

Accanto alle parole, resta l’immagine di un rapporto lungo una vita, cucito con la stessa cura con cui Valentino costruiva le sue silhouette: niente ostentazione, solo eleganza. Perché per lui l’eleganza non era un accessorio. Era un modo di stare al mondo.
E non è un caso se, parlando di Valentino, si finisce inevitabilmente a parlare di cinema. Il suo amore con Hollywood è durato più di sessant’anni, una storia fatta di prime, Oscar, matrimoni celebri, tappeti rossi e amicizie che non si spegnevano con le luci di scena. Un’intera costellazione di star ha scelto le sue creazioni nei momenti in cui una foto resta per sempre: da Elizabeth Taylor a Audrey Hepburn, da Monica Vitti a Jane Fonda, fino alle generazioni più recenti.

La prima scintilla, si racconta spesso, arriva nei primi anni Sessanta: Elizabeth Taylor indossa un abito bianco con piume per un’anteprima romana, e da lì nasce un’alleanza che diventa amicizia. Valentino Garavani crea per lei capi destinati a restare nella memoria, la accompagna in eventi iconici, e la veste anche in occasioni private cariche di significato. In parallelo, cresce il rapporto con Audrey Hepburn, che porta la sua firma anche sul grande schermo, in un’eleganza mai urlata, sempre perfetta.

Poi c’è Sophia Loren, presenza costante e affettuosa: un legame che attraversa decenni e si fa notare anche nei dettagli, come quando si presenta in un suo abito in occasioni solenni. E intorno, un elenco che sembra una sfilata di storia del cinema e di moda: Monica Bellucci, Jessica Lange, Robert Redford, Julia Roberts, Sharon Stone, Halle Berry, Gwyneth Paltrow, Steven Spielberg, James Cameron, Reese Witherspoon, Anne Hathaway, Jennifer Lopez, fino a nomi più recenti come Florence Pugh, Zendaya, Dakota Johnson, Elle Fanning, Pedro Pascal.

Alcuni momenti sono diventati quasi leggendari: il vintage scelto da Julia Roberts, un abito giallo per Cate Blanchett, il rosso indossato da Anne Hathaway, e perfino due apparizioni divertite dello stesso Valentino nei panni di sé, in Il diavolo veste Prada e Zoolander 2.
E quando il cinema incontra l’opera, il cerchio si chiude: Valentino firma anche i costumi per La Traviata diretta da Sofia Coppola all’Opera di Roma, portando sul palcoscenico la sua idea di bellezza assoluta, quella che non invecchia e non chiede mode per esistere.
Oggi, nel messaggio di Sophia Loren, c’è un riassunto emotivo di tutto questo: non l’elenco delle imprese, ma la sostanza di una presenza. Un uomo che ha vestito il mondo, sì, ma che per chi lo ha conosciuto davvero è stato soprattutto un amico. E in fondo è proprio lì, in quella frase semplice, che vive il suo lascito più raro: “Ti porterò sempre con me.”

I funerali di Valentino, icona della moda italiana: a quando l’ultimo saluto in città
La fondazione che porta il suo nome e quello di Giancarlo Giammetti ha comunicato le modalità dell’omaggio pubblico: camera ardente a Roma, negli spazi di PM23 in piazza Mignanelli 23, mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, dalle 11 alle 18. I funerali si terranno venerdì 23 gennaio alle 11, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in piazza della Repubblica.

Negli ultimi anni, quell’indirizzo è diventato anche un luogo di cultura, con mostre e progetti che intrecciano moda e arte. Proprio il 18 gennaio è stata inaugurata “VENUS”, un dialogo tra l’universo di Valentino e lo sguardo dell’artista Joana Vasconcelos: un modo coerente, quasi ostinato, di continuare a parlare di bellezza mentre fuori tutto corre.
Intanto la maison prosegue la sua traiettoria nel presente: Alessandro Michele è alla guida creativa dal 2024, e il marchio è al centro dell’accordo che ha portato Kering nel capitale con una quota del 30%, con opzione per arrivare al 100% entro il 2028.

Ma oggi i numeri contano poco. Restano le immagini: le star vestite di rosso, i bozzetti notturni, la disciplina quasi maniacale, e quell’idea semplice e rara che la moda, quando è fatta al massimo livello, diventa memoria collettiva.
Articolo a cura di Barbara Guarini
Fabio Tocco
Editore Roma Exclusive









