Lamaro Arte, guidato dalla visione contemporanea di Emanuele Lamaro, porta avanti un modo nuovo di intendere l’arte: aperta, accessibile, capace di dialogare con i luoghi e con le persone. L’approccio curatoriale diventa esperienza, e ogni progetto diventa un ponte tra immaginazione e realtà. È in questa prospettiva che nasce la collaborazione con l’artista Silvia Scaringella.

Emanuele Lamaro – LamaroArte Roberto Bilotti – Museo Carlo Bilotti. Ileana Pansino – Sovrintendenza Capitolina Silvia Scaringella – artista Maila Buglioni- curatrice Maura Crudeli – Carrara Città Unesco
Il lavoro di Lamaro Arte non si limita alla produzione espositiva, ma costruisce narrazioni che attraversano lo spazio culturale romano. Questa mostra ne è un esempio potente e l’ambientazione a Villa Borghese, completa il quadro.
Un viaggio sensoriale tra natura, arte e filosofia a Villa Borghese
Tra gli alberi silenziosi di Villa Borghese c’è un luogo che custodisce incontri inattesi. Il Museo Carlo Bilotti Aranciera, sospesa tra storia e respiro naturale, accoglie dal 8 novembre 2025 al 25 gennaio 2026 un percorso che parla di noi e di ciò che abbiamo dimenticato di essere. “Deus sive natura. Opere di Silvia Scaringella” non è semplicemente una mostra: è una ricognizione poetica e filosofica su ciò che ci unisce al resto del vivente.

L’esposizione, a cura di Maila Buglioni, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, prodotta e organizzata da Lamaro Arte, con il sostegno di Yourban2030, il patrocinio di Carrara City of Crafts and Folk Art, con il supporto tecnico di Tabularasa e in media partnership con HF4 comunicazione. Servizi museali Zètema Progetto Cultura.
L’esposizione d’arte, prodotta da Lamaro Arte con la collaborazione di numerose realtà culturali, affonda le sue radici in una domanda che diventa architettura narrativa: che cosa resta del nostro legame con la natura dopo due secoli di accelerazioni industriali e tecnologiche.

Silvia Scaringella costruisce un itinerario che respira insieme allo spazio. Le sue sculture sembrano nascere dalla materia stessa del parco: forme che ricordano organismi, comunità, moltiplicazioni vitali. Non imitano ciò che esiste, lo trasformano. In un’opera un albero si fa casa. In un’altra, la struttura interna di un fiore restituisce un’eco del corpo umano. La distanza tra mondo vegetale e umano si assottiglia, come se entrambe le dimensioni appartenessero da sempre alla stessa grande sostanza. Qui la filosofia di Spinoza non è citazione, ma motore visivo.
Dentro l’Aranciera si ha la sensazione di trovarsi in un laboratorio di osservazione del vivente. Le installazioni parlano di gruppi, comportamenti, relazioni. Scaringella osserva il mondo con una visione antropologica e naturalistica. Le sue forme rivelano tensioni e inclinazioni che appartengono tanto ai movimenti di una colonia animale quanto a quelli di un gruppo umano in una piazza contemporanea. Ciò che accomuna gli uni e gli altri è una dinamica comune: il bisogno di condivisione, la necessità di un equilibrio, il rischio della frattura.

Villa Borghese non è un semplice scenario. Le chiome secolari che circondano il museo, i rami che dialogano con la luce del mattino, le radure che mutano a seconda delle stagioni offrono un contrappunto naturale alle opere. È in questo territorio che l’artista ha condotto i primi studi, osservando foglie, venature e ramificazioni come si osserva un volto umano. Il parco diventa memoria, presente e interlocutore allo stesso tempo.
Silvia Scaringella, storia di un’artista “oltre l’apparenza”
La biografia di Scaringella, ricca di passaggi culturali e geografici, arricchisce questo immaginario. Roma, Carrara, il Giappone, la Cina: ogni luogo ha lasciato un sedimento nel suo linguaggio, che oggi appare come un sistema complesso di simboli e intuizioni. Le sue sculture disseminate in diverse città, le partecipazioni a rassegne internazionali, i premi ottenuti negli ultimi anni raccontano il percorso di un’artista che osserva il mondo senza fretta, ma con una precisione quasi chirurgica.

Camminare tra le opere significa entrare in un tempo sospeso, un viaggio “oltre l’apparenza”. Non ci sono risposte immediate, solo possibilità. “Deus sive natura” suggerisce un nuovo modo di guardare al vivente, uno spiraglio attraverso cui immaginare una convivenza più equa, forse ancora possibile. Quando si esce dal museo, ci si accorge che il parco intorno appare diverso. Come se i rami avessero una voce, come se le forme vegetali avessero lasciato una traccia emotiva dentro ogni visitatore. È in quella sensazione che la mostra continua, ben oltre le sale del Bilotti.
Un’esperienza che invita a rallentare, ascoltare, osservare. E forse a riconoscersi di nuovo parte della stessa natura da cui tutto ha avuto origine.
Articolo a cura di Barbara Guarini
Fabio Tocco Editore
Roma Exclusive









