Il 14 aprile 2026 si è svolto presso la Camera dei Deputati l’interessante convegno “Educazione e protezione digitale. Quali alleanze per un’azione comune in Italia e in Europa?”, organizzato dalla Fondazione Patti Digitali, realtà indipendente nata per sostenere la rete dei Patti Digitali in tutta Italia e promuovere l’educazione digitale di comunità.  L’incontro ha visto la partecipazione di diverse figure istituzionali, tra cui il ministro della Famiglia Eugenia Roccella e l’on. Anna Ascani, Vicepresidente della Camera dei Deputati, nonché senatori ed onorevoli, professionisti e docenti universitari.

 Un confronto che ha visto dialogare le istituzioni politiche, direttamente al lavoro sulla proposta di legge, e la Fondazione Patti Digitali ETS, un’occasione per invocare il bisogno che la politica intervenga velocemente sull’emergenza dilagante della dipendenza digitale. Presente all’evento Chiara Arcesi, professionista e attivista che da tempo si batte su questo fronte, a partire dal progetto “Alza la testa dal cellulare, c’è di meglio da fare!”.

“Non c’è più tempo. Urge tutelare la salute fisica e mentale in età evolutiva con una legge che introduca limiti per età all’uso di smartphone e social” ha affermato.

Abbiamo colto l’occasione per farle delle domande su questo tema così importante.

Ci spieghi cosa è emerso durante il confronto tra le oltre 20.000 famiglie rappresentate dalla Fondazione e le istituzioni politiche?

«Ciò che è sotto gli occhi di ciascuno di noi. Altri governi nel mondo stanno regolamentando l’accesso ai device e ai social per i minori; in Italia, invece, il dibattito legislativo sta faticando a raggiungere un punto di convergenza. La Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Eugenia Roccella, ha indicato, infatti, che al governo è ancora aperto un dibattito sulle modalità di vietare l’accesso ai social per età».

Cosa ne pensa?

 «Penso che questo non sia più il tempo di nuove domande! La Società Italiana di Pediatria, a novembre scorso, ha emanato raccomandazioni e linee guida per l’utilizzo. Le evidenze cliniche e scientifiche, di cronaca nera quasi quotidiana, rimandano tutte ad un conclamato stato di emergenza di salute pubblica legato all’uso eccessivo degli schermi blu. E, hanno riferito le istituzioni in charge, la proposta di legge bipartisan che introdurrebbe un’età minima ai social network firmata da tutti i partiti politici, è già notificata a Bruxelles. E’ solo il momento che i diritti e i bisogni dei bambini e degli adolescenti vengano messi al primo posto dell’agenda politica!».

Cosa ha pensato quando ha letto la notizia della condanna alle multinazionali del digitale?

«Finalmente! Come il gatto e la volpe si approfittavano dell’ingenuità di Pinocchio per guadagnare zecchini d’oro, le condannate multinazionali del digitale pare stiano sfruttando consapevolmente la vulnerabilità psicologica dei giovani per generare profitti. Le piattaforme aumentano la dipendenza comportando deprivazione sociale, distruzione dell’attenzione, aggressività. Ma soprattutto sottraggono tempo spendibile a leggere un libro, disegnare, cogliere un fiore, ridere con gli amici e annoiarsi per creare quella condizione necessaria per dar sfogo alla fantasia».

È proprio con “Vera Fantasia”, il libro di sua figlia, e il progetto “Alza la testa dal cellulare, c’è di meglio da fare!” che ha iniziato a diffondere il suo pensiero: l’importanza in questo contesto del ruolo educativo della famiglia.

 «Credo fortemente che il governo debba legiferare al più presto. Ma dall’altro lato è imprescindibile il ruolo dei genitori: devono essere attenti al benessere di bambini e adolescenti, attraverso la presenza, l’esempio, il dialogo, gli stimoli a svilupparne i talenti. Il cellulare come dono alla prima comunione ha portato a ragazzini incurvati a testa china, magari accanto agli amici altrettanto intenti, a seguire l’influencer del momento, nel caso migliore, o a guardare in diretta l’uccisione del professore».

Le sue figlie hanno il cellulare?

«Io sono sempre andata controcorrente: nessuna delle mie tre figlie, di 9, 11 e 13 anni, possiede il cellulare. Per questo Camilla Luce ha potuto scrivere e illustrare a 9 anni un libro di racconti».

  I giovani sono imprigionati dalle piattaforme.

 «Sì, e hanno bisogno di vedere esempi positivi controcorrente. Vanno aiutati a trovare il coraggio di sfidare l’omologazione e inseguire le proprie passioni. Solo ribellandosi raggiungeranno la felicità. Solo così non si parlerà più di malessere giovanile, bensì di benessere sociale».

 Il suo desiderio?

  «Sogno un mondo dove ognuno si assuma davvero le proprie responsabilità. I genitori di educare i figli. La scuola di trasmettere cultura e capacità di relazionarsi. La politica di agire nel rispetto dell’articolo 3 della nostra Costituzione».

Un impegno, quello di Chiara Arcesi, che attraversa ogni ambito, con un obiettivo chiaro: restituire ai giovani tempo, libertà e futuro.

Articolo a cura di Laura Astrologo Porché

Fabio Tocco 
Editore Roma Exclusive